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STAMPA

INTRO

    Il tempo passa? No. L'essere umano si evolve? No. Il caos o un ordine preesistente esiste? No. La spiritualità esiste? No. Hanno ragione i materialisti? No. Hanno ragione i mistici? No. Quindi? Quindi niente, ciò che può invece interessare è la continua mutazione del nostro essere e quanto perdiamo di questo cambiamento nelle nostre esperienze quotidiane. Nonostante i sensi riescano a percepirla sia esternamente, sia internamente, la mente, ultima di un lungo processo interno nel quale il nostro vero essere scopre se stesso, perde l'occasione di scoprire la verità di ciò che ritiene realtà e, purtroppo, la verità di se stesso.
    Ma perché questo limite? La questione è che non c'è nessun limite, è l'oggetto osservato ad essere quello sbagliato, almeno dal punto di vista umano: così come guardando il tachimetro di una auto credendo di vedere l'auto, alla stessa maniera guardando alla nostra mente crediamo di vedere la realtà del nostro vero essere. È necessario spostare la nostra attenzione in una direzione diversa, senza per questo perdere di vista il nostro modo di essere qui e ora. Crediamo che tutto si trasformi, ma questa trasformazione va in due direzioni: una verso l'ampliamento delle conoscenze, l'altra verso l'eliminazione delle stesse. Sembra un paradosso, ma non è così se comprendiamo che l'anima si libera della pesantezza del potere delle conoscenze attraverso l'essere umano e quest'ultimo, invece, acquisisce maggiori conoscenze non per fare, ma per essere ciò che è realmente. Si può comprendere questo ultimo passaggio solo se si accetta di perdere il proprio io per una coscienza più ampia, se volete, cosmica.
    Eppure, alla fine, preferite usare tecniche per obbligare la mente a fare qualcosa di diverso senza però rendervi conto che state usando qualcosa che va oltre la mente per educare qualcosa che ritenete essere il vostro essere. Chiamatela volontà, chiamatelo io, di fatto va oltre la mente stessa. A volte la tecnica funziona, a volte no, così cercate di programmarla in modo consapevole con la PNL o ipnoterapisti oppure in modo inconscio con vizi, tabu, abitudini e routine. Evitando in questo modo di applicarvi realmente nella ricerca di voi stessi. Tutto pur di non dover affrontare l'antico dilemma: chi sono io realmente? Una marionetta? Di sicuro, visto come si delega le proprie scelte all'educazione, alla società, all'informazione, alla storia e, in ultima analisi, la mente.
    La questione ha del ridicolo, in quanto avete delegato la vostra vita a qualcosa che è solo una parte di voi stessi, quanto o meno lo può essere un braccio. Dareste tanta importanza ad un braccio? No, non credo. Tutto è importante in voi, anche il più minuscolo poro della pelle. Quanto amate del vostro corpo? Quanto siete ossessionati da esso? Qualsiasi esagerazione è uno squilibrio. Pensateci bene. Queste quattro pagine vogliono introdurvi ad una visione della vita che va oltre le apparenze, oltre i sensi, oltre lo spirito così come è idealizzato. Non ci sono angeli. Non ci sono luci. Non c'è inferno o paradiso. Non ci sono cose speciali. C'è solo una realtà limitata da amare, così come una persona ammalata lotta per vivere. Per poter comprendere queste poche pagine dovete fare un salto nel buio rispetto a quanto fino ad oggi avete creduto come tangibile e, non dimentichiamo -cosa importante, dovete aver fatto vostri i concetti espressi nella pagina precedente.

QUATTRO

    4I
    Tutto può diventare tecnica quando trasportiamo una conoscenza nella routine. I giapponesi lo sapevano o chi fa "Nam myoho renge kyo" lo sa perché la ripetizione causa un accumulo energetico che poi sfocia improvvisamente nella realtà. Ma è solo una tecnica e, quindi indirettamente un potere, per piegare la realtà alla propria volontà. E funziona bene soprattutto se si riesce a non mettere in gioco i propri desideri e le proprie aspettative. Per aiutarsi in questo processo molti credono che ciò avviene grazie ad un essere superiore, ad un maestro, da Dio oppure da una sorta di grazia da parte dello spirito o della natura (madre natura). In realtà niente di tutto questo è coinvolto, si tratta solo di un uso volontario delle energie e leggi che governano questo spazio tempo.
    Questa azione non è diversa dalle arcaiche tecniche che usavano i quattro elementi della tradizione magica: l'acqua, l'aria, il fuoco e la terra. Ogni azione ha delle conseguenze e un prezzo da pagare, credere di scaricare il senso di responsabilità su terzi, su oggetti, su scuse non aiuterà a comprendere se stessi; ma solo a rimandare l'inevitabile presa di coscienza. Comprendere come le nostre conoscenze, siano esse teoriche o pratiche, possano diventare un potere è uno dei rami e scopi della personale ricerca interiore. Questa consapevolezza non può essere trasmessa, come si pensa, perché ognuno ha una propria strada per diventare cosciente e consapevole di questo processo dentro se stesso. Ognuno di noi ha vissuto un suo percorso con una sua storia, per questo motivo ha una soluzione e chiave di lettura diversa. Nessuna reale o inventata tecnica potrà aiutarvi, nessun rito potrà pulire la vostra anima e l'interiore. Avete solo uno strumento: lo studio approfondito di voi stessi.
    La ragione è un buon strumento, ma come tale va usato insieme a tutti gli altri strumenti che abbiamo a disposizione. Non dobbiamo delegare alla mente la vita e tantomeno la ricerca interiore. Abbiamo la responsabilità di scoprire noi stessi e la nostra complessa natura. Tutto ciò che costruiremo fuori di noi non ci fornirà un dato reale, ma solo la copia di ciò che già esiste, in quanto siamo sempre diversi. Per questo filosofia e scienza dovrebbero andare a braccetto. Per questo umanità e medicina dovrebbero andare a braccetto. Per questo rispetto e tecnologia dovrebbero andare a braccetto. E così via per ogni aspetto, teorico o pratico, della società umana.

OTTO

    4II
    Se credete di essere arrivati ad un punto fermo state attenti, niente è mai fermo in modo assoluto. Tutto è collegato ad un ciclo che si ripete, dove però la ripetizione non è mai uguale a se stessa. Prendiamo, solo per puro esempio, una normale giornata di una persona: apparentemente affronta i problemi non risolti del giorno prima, mentre alcuni aspetti come vestirsi, fare colazione, pranzare, cenare, lavarsi, ecc. siano semplicemente ripetitivi. In realtà non è così, ci sono sempre delle piccole insignificanti differenze per la mente. A livello esteriore sembrano sempre uguali, ma questo dipende sempre dalla nostra incapacità di percepire le sfumature e da una mente incapace di accogliere ogni informazione. Alla fin fine o in ultima analisi da una mancata conoscenza di noi stessi.
    Ripetete può essere noioso, ma lo è solo quando non si notano le differenze e i cambiamenti. Ripetere può portare ad una routine e ad una cristallizazione della realtà o ad una strutturazione di un processo nella propria mente. Basterebbe poco perché ciò non avvenga, basterebbe avere la capacità di ascoltare, di percepire e accettare i cambiamenti che avvengono dentro e fuori di noi. Dentro e fuori, pensateci bene, perché troppo spesso ci soffermiamo solo a quanto è fuori. Prendete ora la definizione del quattro spiegata prima e moltiplicatela per un processo di cambiamento sia esterno sia interno. Vi sto offrendo ovviamente una visione umana, attraverso queste righe, che è solo una punta di un iceberg.
    Da questo punto di vista se fossi un politico quale opportunità mi sto perdendo? Ho una posizione importante per capire e comprendere cosa sia gestire un grande potere che coinvolge direttamente la vita di una popolazione. Tuttavia, allo stesso tempo dentro sono collegato a quella stessa popolazione che influenza inconsciamente il mio essere qui e ora. Comprendere questi legami, per essere se stessi, è importante per non essere marionetta né del proprio io (esterno) né della società (interno) che rappresento. In nessun caso tutto ciò toglierà la responsabilità delle mie azioni e scelte di cui risponderò, che io lo voglia o meno, prima o dopo la mia morte. Nessun giudizio e nessun tribunale: solo noi stessi con la nostra vera e unica coscienza.

DODICI

    4III
    Parlare della società in termini spirituali e interiori non è facile, soprattutto quando facciamo confronti o collegamenti con qualcosa che è solo un archetipo o, se preferite, una egregora. Si rischia di essere fraintesi e ciò porta ad una inutile incomprensione. Ci provo comunque: la filosofia esoterica ci racconta di due razze, tuttavia in realtà sono tre, ma chi può garantirci quanto vi dico? Nessuno. Potete solo ascoltare dentro di voi cosa si muove nel leggere queste righe e con questo ritorniamo a quanto vi ho raccontato al punto quattro. Se non capite questo concetto vuol dire che non avete fatto propri i concetti precedenti ed è quindi necessario fermarsi e ripassarli. Capite? Lo spero.
    A questo punto vogliamo guardare all'insieme, ovvero la società percepita dal punto di vista spirituale, per scoprire che è composta da dodici famiglie più una. Chi fa astrologia e le sinastrie famigliari intuisce qualcosa, ma è davvero così? Se abbiamo compreso che il quattro è alla base di ogni cosa, che l'otto è il movimento, il dodici è la condivisione tra diverse correnti, appunto le famiglie, che determina esteriormente una curiosa conoscenza della realtà e interiormente all'eliminazione delle stesse conoscenze. Tutto questo lo si può comprendere osservando i diversi contesti, senza però non dimenticare che tutto non diventerà uno. Se visibilmente è come un cosmo che si espande e si trasforma, interiormente è come se tutto diventasse un uno molteplice ove nulla viene perso. Per questo motivo vediamo espandere il nostro cosmo, ma allo stesso tempo perdiamo la sua contrazione e quindi la sua trasformazione.
    La storia racconta di civiltà sparite o anientate a causa di altre spesso violente e storie di civiltà che si distruggono. In ogni caso c'è trasformazione, una creativa e una inutile. Cercare di portare in vita ciò che è storia, è inutile oppure mantenere ciò che è ora se pur utile, nel tempo, potrà essere tempo perso perché tutto si trasforma. Sentirsi superiori, padroni del tempo, della natura, del mondo è la puerile scusa per non essere se stessi e comprendere che il tuo prossimo è una parte di te stesso. Ciò che fai a lui, lo fai a te stesso. Gli infiniti collegamenti che uniscono gli esseri in dodici famiglie permettono infinite strade di comprensione. Per questo ti domando: chi sei? Una persona che alla fine della vita non esisterà più? In senso umano sarà così, ma sei davvero solo umano? Cosa stai perdendo di te stesso? Riflettere bene su questo, sul tuo collegamento con le famiglie, con la società, con il mondo, con il cosmo. Perchè anche questo è solo l'ennesimo ramo della ricerca interiore.

SEDICI

    4IV
    Se siete riusciti a comprendere e ad intuire quanto ho fino ad ora descritto in così poche parole, possiamo fare un ultimo passo. Ma per questo ultimo passo mi prendo un po' di tempo... Tornate a leggere queste pagine più avanti, troverete delle novità.

Conclusioni

    ciondolo Tutto qui? Forse no e forse sì. Dipende da voi...
    Ma se, come spero, siate riusciti a cogliere l'essenza del mio limitato discorso, forse riuscirete a vedere e a vivere la vostra vita in modo completamente diverso. Una vita quadridimensionale, dove sono presenti due livelli di percezione: quello sensoriale dei cinque sensi rivolti all'esterno e quello dei sei sensi rivolti all'interno e che troppo spesso li collegate ai poteri paranormali che diventano tali quando li usiamo verso l'esterno con un atto di volontà. Usando successivamente i due livelli di rielaborazione: quello mentale nel quale va compreso lo psichismo, la ragione, l'intuito, l'istinto, a quello interiore dove la logica si basa anche su quanto viene esperito dall'anima, dallo spirito, dall'essere, possiamo ampliare la nostra consapevolezza. Ma siamo a metà strada e, voglio precisare, non si tratta di poteri.
    Dobbiamo comprendere che siamo più complessi di una complessa reazione chimica, di un mero meccanismo genetico, di un insieme di formule matematiche. Sta a voi decidere se volete essere voi stessi, compagni di viaggio, educatori oppure meri esecutori di voi stessi. Potete essere quello che volete, ricordando sempre che essere non significa cambiare il mondo, essere in perfetta salute, essere speciali o con poteri; ma semplicemente solo essere consapevoli che tutto non si ferma lì dove la mente crede essere la sua realtà e non tutto quello che riteniamo vero è vero o falso. Siamo liberi di dividere la realtà in infinite parti o di unire le infinite parti per arrivare ad un punto unico senza mai però giungere ad un punto fermo oppure possiamo ampliare la nostra percezione e consapevolezza tralasciando se la mente comprende o meno quanto crede. Essere se stessi è un'arte, un'arte che non si può insegnare e viaggia ai confini della realtà e, se volete, della pazzia. Ma, tornando all'esempio dell'auto, è pazzo colui che guida l'auto guardando solo il tachimetro o chi guarda la strada? A proposito di guida, quando sarete vicini a scoprire voi stessi scoprirete quanto sia vero il racconto di quando Dio portò in braccio la persona che vedendo solo le tracce di due piedi aveva perso fiducia in lui nel deserto della vita.

    Un amico ricercatore


Buono studio e ricerca!

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