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Si fa presto a dire shiatzu

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Dopo aver trascorso ben dieci anni di studi e pratica mi sono reso conto di quanto poco le persone sappiano di questa antica pratica orientale, perfino tra gli stessi operatori. Se l'errore più comune è quello di chiamarla "massaggio", quello più grave è ritenerla non invasiva. Le più grandi scuole di shiatzu (io preferisco chiamarla "tzu" da tecnica e non "tsu" da pressione) hanno portato gli operatori ad usare tecniche preconfezionate (definite "katà") che, viste con i miei occhi, risultano essere collegate ad una dispersione delle energie. È indubbia l'efficacia: spesso le persone sono esageratamente infiammate e cariche di tensioni (energie) e questa tecnica, scaricando le energie in eccesso, le rilassa. Se è indubbio che in questo modo ci si tiene i clienti, di certo,per chi sa, dove c'è un eccesso c'è anche una mancanza e un buon maestro e operatore sa bene che non c'è mai un buon motivo per disperdere le energie. E qui nasce un serio problema: per spostare le energie e portare un equilibrio, l'operatore deve avere una certa sensibilità e deve conoscere e analizzare la situazione energetica della persona trattata, che chiamerò il "ricevente".

Un successivo punto critico si verifica quando il ricevente si rilassa al punto di addormentarsi. Un ricevente non può dormire, deve essere vigile e partecipare alla terapia, altrimenti possono subentrare alla lunga dei problemi. Pochi, e sottolineo pochi, sanno che durante un trattamento tra le due persone si crea un collegamento tra il maestro del cuore del terapista e del ricevente, collegamento che se non viene interrotto consumerà energeticamente il terapista, addirittura fino alla sua morte. Se vi sembro eccessivo nelle mie affermazioni è per richiamare quanto sia importante riconoscere la responsabilità di ogni medico e operatore della salute ha in chi si affida a lui. Alcuni usano tecniche per essere distaccati, ma questo li porta ad essere meno consapevoli di ciò che accade sotto le loro mani. Ancora meno persone sanno che offrire una soluzione a un problema senza che vi sia una comprensione da parte del ricevente del proprio problema caricherà di responsabilità il terapista. La domanda che sorge o dovrebbe sorgere in ognuno è questa: cosa si vuole essere? Un terapista shiatzu o un operatore del relax? Rammentate bene che ogni aiuto va bene, ma i termini con cui ci si presenta sono sempre importanti. Anche in relazione al fatto che le persone vi metteranno delle etichette, a causa dei loro limiti, e sarà sulla base di esse se avrete o meno la loro fiducia.

Alcuni rendono il tutto ancora più sfumato chiamando i due "uke" e "tori": non che questi nomi siano errati, tuttavia io la ritengo una soluzione più dannosa che utile, in quanto fornisce una poco chiara definizione dei ruoli. Inoltre, come diceva il buon Ohashi, il lavoro più difficile del terapista non è fare il trattamento quanto fare l'analisi di come sta il ricevente. Qualcuno la chiama diagnosi e sebbene risulti una diagnosi di qualcosa che la medicina ufficiale non riconosce, viene vista con sospetto dall'ufficialità che si sente depauperata del proprio ruolo. È proprio per questo motivo che in moltissime scuole non si parla mai di diagnosi, ma solo di "katà" e, qualora lo facciano, parlano sempre di una analisi orientale o di una priorità d'intervento. Alla fine dobbiamo comprendere se vogliamo essere a posto davanti alle leggi umane e alla nostra coscienza o se preferiamo essere a posto solo davanti alle leggi. In ogni caso, siamo sempre responsabili di chi si affida a noi ed è importante che sappiamo cosa stiamo realmente facendo sulla persona (anche se molti ritengono le energie una fantasia della mente).

Ora subentra un diverso problema: il ricevente arriva da un terapista con errate informazioni e, così come capita ai medici, con una sua precisa idea di cosa vuole e del perché sta male. Potrà capitare, qualora gli proponiate una soluzione diversa da quella da lui pensata, che si irriti. Può sembrare strano e difficile, ma è bene che, se volete praticare questa disciplina, impariate a riconoscere chi potete effettivamente aiutare (anche in base alle vostre conoscenze e possibilità) e demandiate ad altri, anche e soprattutto medici, chi non potete aiutare. Questo vuol dire avere un buon rapporto con la società che vi circonda e riconoscere i vostri limiti. Andrà a vantaggio vostro, del ricevente e della stessa società. Non dovete mai dimenticare che ci sono persone che non vogliono essere guarite sebbene ve lo chiedano verbalmente e in modo convincente. È cosa risaputa dai vecchi medici che nessuno è in grado di imporre la guarigione se il ricevente non la vuole a livello inconscio. Imporre una guarigione significa violentare la persona, mancarle di rispetto e caricarsi di una ancora più grande responsabilità.

Chi si è avvicinato alla MTC (Medicina Tradizionale Cinese) per comprendere meglio il funzionamento dei meridiani, fosse per fare agopuntura o shiatzu, si sarà reso conto della complessità dell'argomento. Ho avuto, nei miei anni passati, la possibilità di incontrare dei giovani dottori che avevano frequentato il triennale di agopuntura e si lamentavano che questa pratica non funzionasse. Ho scoperto successivamente che usavano l'agopuntura basandosi su una diagnosi occidentale, in quanto quella orientale la trovavano troppo complicata. Non c'è niente di più errato! Perché va detto: ogni "medicina" va usata nel proprio suo contesto e non mescolata con altre. Questo è il terzo grave errore che purtroppo molti fanno senza rendersene conto.

Andiamo avanti. Ci sono diverse persone che pensano che le energie si autoregolino e che, se un terapista sbaglia mossa o terapia, alla fin fine non succeda nulla. Eppure, così come accade anche nell'omeopatia, qualcosa succede e a pagare il conto è il ricevente. L'effetto, proprio perché sottile non è immediato, ma avviene nei più svariati modi. Se nella medicina omeopatica puoi, non sempre, causare il malanno del rimedio errato, nello shiatzu si potrà causare scompensi che potranno influire nel tempo su organi o visceri. Questo cosa vuol dire? Non sottovalutate ciò che fate, tenetevi aggiornati e imparate ad avere sempre più strumenti per una buona analisi della salute di chi avete davanti. Io ho studiato in dieci anni oltre una dozzina di tecniche (in realtà una ventina) e posso dirvi che a volte non sono sufficienti. Ad esempio, la pulsologia richiede almeno un decennio di studi prima di essere padroni di quella tecnica .

Un piccolo accenno alle pratiche energetiche (tipo il Reiki e affini): non sottovalutate l'impatto di un'azione fatta a livello energetico su se stessi o su altri, sia diretta oppure a distanza. Possiamo avere le migliori intenzioni, tuttavia possiamo cadere in "tentazione" perché l'io (o l'ego) si affina insieme a voi. Non dimenticatelo mai! Man mano che scoprirete qualcosa di voi stessi e migliorerete, anche l'io diventerà più subdolo e difficile da scoprire. Questo, è uno dei motivi per il quale ritengo che le tecniche siano valide all'inizio della ricerca, ma vadano poi gradualmente abbandonate per qualcosa di più diretto e personale. La spiritualità, di cui parlo nel brano "la ricerca interiore", è qualcosa che va oltre la nostra coscienza.

Come vedete si fa presto a dire shiatzu. Ci vuole un certo stile di vita, un continuo aggiornamento e ogni tanto, cambiare maestro e scuola per apprendere ulteriori tecniche e modi di vedere la stessa cosa. Cercate di non cristallizzarvi su una sola scuola, magari per diventare il successore del maestro principale, sarebbe dettato solo dall'ego e non da una volontà di operare secondo coscienza e la salute del ricevente. Chi opera nella salute, dovrebbe pensare molto bene sul perché opera in tale campo, sia esso un medico o semplicemente un operatore. La conoscenza di se stessi, almeno dal mio punto di vista, è in questo caso prioritario. Fama, gloria, denaro vanno tutti posti a lato per dare posto ad una vera ricerca personale, in quanto la malattia è un atteggiamento errato della persona e il medico o l'operatore ha il compito di aiutarlo a non ricadere. In una visione allargata della vita, essi sono un po' di più del sacerdote che cura solo l'anima e l'operatore, colui che aiuta a prevenire i problemi, ha un compito anche più arduo, perché è il primo a scontrarsi e a dover far comprendere le strutture e abitudini della persona.

Sono certo, a questo punto, che vi domanderete perché ci ammaliamo. Lasciamo da parte le diverse teorie e prendiamo atto solo di quanto accade in natura. Si tratti di cose interne o esterne, qualsiasi cosa può crescere se trova il terreno fertile o adatto alla crescita. Nel nostro corpo abbiamo una infinità di virus e batteri latenti, alcuni sono utili, altri no. Quando si presenta un "terreno" utile uno o più di essi si attivano. Noi guardiamo sempre le cose da fuori e come attacco al nostro sistema, tuttavia il problema è dentro e nasce da noi. Non solo lasciamo spazio affinché possiamo essere preda di questi virus o batteri, ma forniamo loro il miglior terreno per proliferare. Lo sappiamo da sempre: stile di vita, ambiente, alimentazione, pulizia e cultura (o la loro mancanza) sono le basi per dar inizio ad una malattia. Attenzione! Diventare coscienti di questo processo non vuol dire non ammalarsi, ma solo affrontare la malattia in modo diverso. Esistono correlazioni con altre coscienze/anime (persone care o meno) che portano ad esperienze comuni a volte nel dolore. Una persona diventa strumento per la comprensione di altre.

Ma la malattia non è solo un momento di debolezza, ma può essere una prova per riflettere e prendere coscienza della propria vita. Non importa se grave o meno, ciò che importa è rendersi conto di quale tipo di vita stiamo conducendo. Poi facciamoci aiutare e modifichiamo quanto ci è possibile, visto che il mondo che ci siamo costruiti non è certo di aiuto, della nostra vita. Se questa cosa è valida per ognuno di noi, lo è ancora di più per un medico e un operatore della salute. Ricordando sempre e sottolineo sempre, che qualunque cosa faremo non ci garantirà di essere in perfetta salute ed esenti da qualsiasi malattia.

Andiamo avanti. Sotto il nome di shiatzu ci sono diversi stili: Masunaga, Ohashi, Namikoshi, MiBo, ecc. Ogni stile ha una sua particolare tecnica. Personalmente ho approfondito la tecnica MiBo o ShaHoTzu che mi ha permesso di operare gratuitamente in modo molto profondo, crescendo anche come persona e rendendo partecipe chi veniva di me del suo miglioramento. Ciò non fa piacere a molti e sono stati in molti a dirmi che la loro vita, dopo avermi conosciuto, è cambiata. Cambiata in meglio, però con tanto lavoro in più. Una persona, prima di ammalarsi, passa un lungo periodo di disagi ai quali un operatore può dare senso e aiutare a risolvere. Non si tratta né di cura, né di soluzione. L'operatore riconosce gli errori della persona che lo consulta e la aiuta a non ripeterli, cercando di sostenere il corpo tramite le energie presenti. Se il problema peggiora, così come era anche in oriente già nell'antichità, sarà il medico ad aiutare il paziente nella malattia e non l'operatore.

Ognuno ha un proprio ruolo, quello del terapista è simile a quello del docente delle primarie: deve aiutare a portare equilibrio e correttezza nella vita della persona. Per un certo verso ha una enorme e primaria importanza e proprio per questo motivo nessun attestato o diploma potrà sostituire o garantire la persona, sarà il suo operato a parlare. Un'ultima nota, a mio parere, molto importante: per chi ritiene le medicine alternative dei palliativi, rammento che:

Può sembrare paradossale, ma questa società è così come è non per colpa dei politici, ma di tutti i cittadini. Questo breve elenco non è e non vuole essere una condanna o un giudizio verso l'attuale medicina (anche perché sono presenti moltissimi medici, ricercatori e operatori in gamba), ma il tentativo, forse utopistico, di fornire un minuto di riflessione su quanto oggi è sotto gli occhi di tutti. Preferisco un buon medico che si aggiorna e cerca soluzioni e cure a favore del proprio paziente rispettoso delle scelte di questo ultimo, piuttosto di uno che è solo ligio alle leggi e ai così definiti protocolli. Se poi non sarà possibile, difenderò le mie idee anche se non saranno condivise, anche se questo potrebbe costarmi la stessa vita. Non dobbiamo assolutamente dimenticare, a differenza delle ricerche sui farmaci, i grandi progressi della chirurgia che purtroppo, diventando sempre più onerosa, viene sempre meno usata nei protocolli medici ed eventualmente nei casi di chi può permettersela.

Posso ora chiudere con questa frase: qualunque sia lo strumento, la medicina o la tecnica che state usando per far stare meglio una persona, ricordate di farlo secondo coscienza e responsabilità, attraverso una profonda conoscenza di voi stessi. Lo scopo primario è raggiungere la vostra spiritualità e con essa entrare in contatto con Dio. Perché, non dimenticatelo mai: qualunque cosa pensiate la realtà spirituale va oltre la mente stessa e non può essere raccontata. Ecco perché chi studia scienza e tecnica dovrebbe studiare anche un po' di filosofia e chi studia filosofia dovrebbe studiare un po' di scienza. Vedete... si fa presto a dire salute!

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